Dio in noi

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«Ogni battezzato dovrebbe formare di tutto un’aspirazione, una preghiera, una cerimonia rituale, un’azione salvatrice, un amore; della casa un oratorio, della tavola, del letto, del banco, dello scrittoio, del fornello domestico o dell’officina, un altare; dal mattino alla sera e dalla sera al mattino, fare della vita, del sonno, del riposo, del gioco, della conversazione, del lavoro a un tempo e della preghiera, un avvenimento religioso, un rito d’eternità in un tempo provvisorio. Possiamo aspirare a trascorrere la vita col pensiero costante di Dio presente? Non bisogna ingannarsi per evitare gli scrupoli o i malintesi. Senza una grazia molto rara e meramente gratuita, è psicologicamente impossibile pensare a Dio costantemente. «Sempre», significa dunque non assoluta interruzione, ma continuità morale, cioè desiderio di dimenticare il meno che ci riesca possibile il nostro ospite divino, applicandoci ad andare a Lui, non con eccessiva costrizione della mente, ma per inclinazione consueta del cuore. La costante pena di non aver Dio sempre presente è già una presenza continua di Lui».

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